Fake-news: Una storia ben narrata, anche se falsa, è attraente

Fake-news: Una storia ben narrata, anche se falsa, è attraente

K metro 0 – Roma – Le false notizie non sono un fenomeno nuovo, sono sempre esistite. Rispetto al passato, un fatto, anche se falso, si diffonde sulla rete velocemente con le condivisioni e i click, accumulando “mi piace”, si dirama come un’epidemia, si espande come una macchia d’olio che non va via dai nostri

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K metro 0 – Roma – Le false notizie non sono un fenomeno nuovo, sono sempre esistite. Rispetto al passato, un fatto, anche se falso, si diffonde sulla rete velocemente con le condivisioni e i click, accumulando “mi piace”, si dirama come un’epidemia, si espande come una macchia d’olio che non va via dai nostri vestiti nemmeno utilizzando il detersivo più miracoloso in commercio. Diversi studi di psicologia cognitiva hanno dimostrato che l’essere umano è portato a credere a tutto quello che legge o ascolta, senza approfondire o porsi troppe domande.

Le storie, quando sono ben narrate, catturano il nostro interesse, anche se fasulle. Ci convinciamo che le cose siano così, creando credenze difficili da sradicare. La storia è piena di esempi. Ricordiamo il caso dei Protocolli dei Savi di Sion, in cui all’inizio del ‘900, si diffondevano notizie diffamatorie e per nulla attendibili sugli ebrei, usate, poi, dai nazisti per screditarli e affermare i loro falsi ideali. Portando tutte le terribili conseguenze che ben conosciamo.

Oggi le notizie false fanno più paura, proprio per la loro diffusione incontrollata sulla rete. Certo prima avevamo meno opportunità di accedere alle informazioni ma, oggi, nonostante la grande possibilità di essere sempre informati 24 ore su 24, siamo comunque maggiormente esposti alle Fake-news. La loro velocità di diffusione raggiunge livelli altissimi e allarmanti. La rete ci fa paura, le false notizie minacciano la reputazione di media, di personaggi di rilievo, politici, intaccano il benessere delle democrazie, diffondono pregiudizi (ne è un esempio il caso dei vaccini).  Il problema non è solo la notizia falsa in sé, ma anche le notizie vere contestualizzate male che distorcono la realtà o creano confusione, notizie mai verificate che sono diffuse talmente tanto da radicarsi nell’opinione pubblica, tanto che non siamo più in grado di distinguere la verità dalla menzogna. Un po’ come quando da bambini giocavamo al “telefono senza fili” dove in cerchio uno di noi doveva sussurrare una frase all’orecchio del compagno, questi al suo vicino e così via, finché la persona che chiudeva il cerchio doveva comunicare l’informazione ricevuta che non corrispondeva mai a quella originale, perché durante il percorso era stata rielaborata dalla nostra comprensione, distorta dal nostro modo di parlare, dai nostri dispositivi di interpretazione e, anche, dalle nostre opinioni sui componenti del gruppo. Un gioco innocuo che però a volte tirava fuori parole offensive e qualcuno scoppiava in lacrime. Qualcuno poteva essere danneggiato da un gioco. Proprio per fini ludici a volte si condividono false notizie, in buona fede, ma anche per fini più subdoli, commerciali (le cosiddette Fabbriche di click), per fini politici, per creare notizie che destabilizzano l’opinione pubblica. E infatti la preoccupazione ormai è politica. Per questo Mariya Gabriel, la Commissaria Ue al digitale, parla di “esigenza di elaborare meccanismi per identificare le fake-news e limitarne la circolazione. Se non prendiamo misure a livello europeo, è grande il rischio che la situazione si avveleni”. Infatti la conseguenza è proprio la “polarizzazione”, cioè la creazione di gruppi che si autoconvincono sulle verità in cui credono, chiudendosi al confronto democratico con altri punti di vista, proprio la strategia di chi vuole impedire un confronto tra le idee, come dovrebbe avvenire in un sistema democratico.

L’Unione europea prende provvedimenti attraverso l’High-level Group of Experts, (Gruppo di lavoro di alto livello), voluto dalla Commissione europea che ha lavorato dal 15 gennaio al 12 marzo scorso, coordinato dalla presidente Madeleine de Cock Buning. Frutto del lavoro è un documento di circa 50 pagine in cui viene presentato un piano d’azione per la lotta alla disinformazione. Si sceglie di usare la parola “disinformazione” al posto di Fake-news poiché essa include tutte le forme di informazioni false, inaccurate e fuorvianti che possono creare danno pubblico o profitto. Compito difficile poiché si tratta di trovare il giusto equilibrio tra la libertà di espressione e quella di stampa, diritti fondamentali, tra la diffamazione e la libertà di manifestare il proprio pensiero, senza cadere nella censura. La Commissione Europea insiste su una regolamentazione e sul realizzare una coalizione che comprenda piattaforme on-line, media tradizionali e società civile per stabilire delle linee guida da seguire per arginare il fenomeno, costruendo «Centri europei per i problemi di disinformazione», con il compito di portare avanti ricerche che valutino la veridicità dei fatti alla base di notizie, identifichino le fonti e i meccanismi di disinformazione sul web, rendano disponibili i dati delle piattaforme al pubblico, valutino l’impatto della disinformazione.

di Maria Scorza

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